Zaki festeggerà il suo rientro con i delinquenti del centro sociale Làbas: quelli del Funeral Party, la festa per la morte di Berlusconi

da Il Giornale – Sono passati solo pochi giorni da quando Patrick Zaki, dopo aver rifiutato il volo di Stato per rientrare in Italia, aveva dichiarato «come difensore dei diritti umani devo essere indipendente» aggiungendo che «non devo essere sicuramente dalla parte di nessuno e non devo prendere le parti di nessun partito».

Neanche il tempo di terminare i festeggiamenti per il suo arrivo in Italia con l’evento organizzato ieri sera in Piazza Maggiore dal Comune di Bologna che Zaki questa sera interverrà in veste di attivista all’incontro «Egitto, a tredici anni dalla rivoluzione» insieme al connazionale Nour Khalil.

Non ci sarebbe nulla di male se non fosse per il luogo in cui si tiene la conferenza e per gli organizzatori: il centro sociale Làbas, uno degli spazi più radicali e di estrema sinistra di Bologna. Il Làbas non è nuovo alle cronache; qualche settimana fa, nel giorno dei funerali di Stato per Silvio Berlusconi, nella sede in Vicolo Bolognetti 2 è stato organizzato il «B. State Funeral Party» per festeggiare la scomparsa del Cavaliere.

L’iniziativa ha suscitato inevitabilmente numerose polemiche e proteste da parte del centrodestra che ha chiesto al sindaco Lepore di revocare al Làbas la concessione dell’immobile che è di proprietà del Comune.

La richiesta è caduta nel vuoto e non avrà di certo aiutato il fatto che dal collettivo proviene parte della lista Coalizione Civica che sostiene Lepore come il consigliere Detjon Begaj, attivista di Làbas. Eppure il «B. State Funeral Party» è solo l’ultimo scandalo in ordine di tempo che ha investito il centro sociale bolognese la cui storia è costellata di occupazioni, illegalità, debiti, condanne per lesioni e resistenza a pubblico ufficiale.

«Ringrazio la città intera, che ha permesso la mia liberazione. Questa è una città della libertà e dei diritti umani. Sono felice di essere qui di persona, finalmente, dopo anni di chiamate online», ha premesso Zaki. E ancora: «Oggi celebreremo, domani lotteremo ancora per chiedere la scarcerazione delle persone ancora detenuti». Poi ha rimosso lo striscione che chiedeva la sua liberazione. Insieme a lui, presenti durante il gesto, c’erano il sindaco della città felsinea Matteo Lepore, il rettore dell’Università di Bologna Giovanni Molari e la professoressa Rita Monticelli. Ma torniamo al luogo dove Zaki ha deciso di festeggiare il suo ritorno in patria. Ad aprile c’è stata una nuova occupazione del collettivo Luna, costola di Làbas, per dare vita ad «H.O.M.E. – hub di organizzazione meticcia» con un nuovo sgombero avvenuto nei giorni scorsi. A febbraio 2022 il Comune aveva invece inviato a Làbas una richiesta di pagamento degli arretrati delle bollette di acqua, luce, riscaldamento pari a 36 mila 901,25 euro.

Sebbene Làbas formalmente non aderisca a nessun partito, la sua collocazione è ben chiara e, scegliere di svolgere una delle prime conferenze pubbliche di Zaki in questo luogo, ha inevitabilmente una valenza politica come sottolinea Matteo di Benedetto, capogruppo della Lega a Bologna: «Zaki ha rifiutato un volo di stato per rimanere indipendente. Poi ha accettato di buon grado di essere ospite di incontri politici organizzati da un centro sociale – Làbas – già protagonista, in varie forme, di occupazioni abusive e azioni politiche di ogni tipo, tutte contro il centrodestra. Non doveva rimanere indipendente? Così va già a schierarsi con la sinistra più estremista, che siede anche in consiglio comunale. Prendiamo atto che l’indipendenza sembra finita».

La decisione di intervenire al Làbas non è passata inosservata negli ambienti politici bolognesi dove già si vocifera della volontà di candidare Zaki alle europee da parte della sinistra, c’è però lo scoglio della cittadinanza italiana la cui concessione potrebbe essere utilizzata come un tema per attaccare il centrodestra durante la campagna elettorale.

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