Scontri in Senegal e Niger, dilaga la protesta contro la Francia: non vogliono più essere i nani da giardino coloniale di Macron

Da ByoBlu – “In Africa avevo una fattoria…” è l’incipit del famoso libro di Karen Blixen “La mia Africa”. E più o meno dev’essere il pensiero di Emmanuel Macron in questi giorni, di fronte ai molteplici segnali di insofferenza nei confronti della Francia.

Dal Niger al Senegal: “abbasso Macron”

Dopo le proteste all’ambasciata francese nella capitale del Niger Niamey, dove il sentimento antifrancese ha avuto sfogo con danni contro la sede diplomatica, cori anti-Macron e roghi bandiere francesi, quel tricolore citato nel motto dell’Impero coloniale “Tre colori, una bandiera, un impero”, l’epicentro antifrancese si è spostato in queste ore in Senegal.

Nell’ex colonia, che dal 1960 è indipendente ma che come molti paesi africani non è riuscita a tagliare il cordone ombelicale cappio che la collega a Parigi, sono in atto proteste e scontri tra forze dell’ordine e gruppi di manifestanti. Disordini sono in atto nella periferia di Dakar, la capitale, mentre a Ziguinchor, nel sud del Paese, due uomini sono morti.

Sonko arrestato: opposizione ridotta al silenzio a Dakar

Causa delle proteste è stato l’arresto e la condanna di Ousmane Sonko, capo dell’opposizione senegalese, uno dei candidati alle elezioni del 2024.

Nel 2021 Sonko era stato accusato di stupro, con una modalità che era apparsa artefatta ed orchestrata per fermare la sua ascesa politica. Il tribunale aveva infine scartato l’accusa, condannandolo comunque per comportamenti immorali. Anche a questa vicenda erano seguite proteste in cui erano morte quattordici persone.

Ora il candidato alla presidenza per il 2024 è accusato di corruzione e di fomentare un’insurrezione dopo aver cominciato uno sciopero della fame mentre si trovava in custodia cautelare e dopo aver invitato i detenuti politici a fare lo stesso. Sonko è accusato anche di minaccia alla sicurezza nazionale.

Meno di due ore dopo l’accusa di Sonko, il ministro degli interni senegalese ha annunciato lo scioglimento del movimento di Sonko, il PASTEF, partito dei patrioti del Senegal, con le medesime accuse di creare instabilità nel paese.

L’Africa e l’allergia alla Francia

Dietro a questo accanimento c’è l’ombra dell’attuale presidente del Senegal, Macky Sall, alleato fondamentale dell’Eliseo. Nonostante  abbia da poco annunciato che non si candiderà per il terzo mandato, sembra che stia mettendo in atto una selezione di candidati distanti dal movimento che in Senegal ha iniziato a prendere forza dopo le elezioni del 2019, dove Sonko è arrivato terzo.

Una forte opposizione panafricanista che non ottiene alcuna simpatia oltralpe. Lo stesso Sonko ha puntato l’indice contro le “relazioni asimmetriche” tra Francia e Senegal assicurando che in caso diventasse presidente punterà a rendere questi rapporti “più simmetrici”. Una asimmetria accresciuta anche dal controllo che la Francia esercita attraverso il Franco CFA, la moneta coloniale che rende succubi i 14 paesi africani che la utilizzano.

E mentre il Senegal limita l’accesso ai social per evitare che la rivolta si propaghi, proprio come successo a Parigi pochi giorni fa, è lecito pensare che milioni di giovani africani istruiti e ben informati non sopportino più di essere i nani del giardino coloniale di Macron.

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