Sapete che lavoro fa l’eco-demente con l’eco-ansia che piagnucolava davanti al ministro? L’attrice! Lacrime false come la sua battaglia

da Il Giornale – Giorgia Vasaperna è la 27enne che durante il Giffoni Film Festival ha annunciato al mondo di soffrire di eco-ansia durante il dibattito con il ministro Pichetto-Fratin. Nata in Sicilia, da due anni vive a Roma e la biografia del suo profilo Instagram, ora chiuso, la definisce come “Femminista, scrittrice, attrice, viaggiatrice, vegetariana”.

Impossibile al momento vedere i suoi post, da dopo l’intervento è possibile che abbia preferito aumentare la privacy del suo profilo per evitare commenti sgraditi. Intanto ha guadagnato un’intervista su La Repubblica, che visto il suo desiderio di lavorare nel momento dello spettacolo è un bel traguardo.

Ministro, soffro di eco-ansia. In questi giorni la mia terra brucia. Sta bruciando tutto. Lei non ha paura? Non ha paura per i suoi figli, per i suoi nipoti?“, dice la giovane che improvvisamente scoppia in lacrime. La sensibilità del ministro, che oltre a essere padre è anche nonno, davanti a una ragazza che piange lo porta a commuoversi, spiegandogli il suo punto di vista sul cambiamento climatico.

Mentre i social cercavano di capire chi fosse questa ragazza, lei rilasciava la sua prima intervista ma sono tanti i dubbi che in tanti hanno sul conto della 27enne, sia per le sue ambizioni artistiche che per alcuni contenuti social, che qualcuno molto rapido è riuscito a vedere prima che lei chiudesse tutto.

Su un social diverso da Instagram, infatti, la giovane si mostra piuttosto appassionata di make-up. Impossibile stabilire se la giovanissima riceva un compenso per pubblicizzare sui suoi profili alcuni prodotti di cosmetica, probabilmente no ma nella logica del ragionamento non è fondamentale. L’attrice, infatti, ha mostrato dei cosmetici realizzati da un noto marchio multinazionale, che produce in Cina. Tralasciando gli obblighi di queste aziende in Cina, emergono delle forti contraddizioni. La ragazza dice di soffrire di eco-ansia, ossia ansia cronica legata al cambiamenti climatici del pianeta. Eppure, sembra non farsi troppi scrupoli a utilizzare prodotti che dalla Cina vengono trasportati con ingenti costi (e incidenza) ambientali verso l’Europa.

Quindi l’attivismo ambientale è a corrente alternata? Va bene quando serve a farsi pubbicità ma nella vita di tutti i giorni può essere derogato in nome del low-cost o del fashion? Quindi è giusto puntare il dito contro un governo insediato da un anno che sta portando avanti con i dovuti tempi la transizione ambientale ma poi nel privato vanno bene anche il fast-fashion e la globalizzazione? Il discorso alla fine torna sempre al punto di partenza: c’è una strategia di indottrinamento talmente radicata che molti giovani si uniscono alla corrente e non hanno piena coscienza di quel che dicono e fanno, facendo emergere queste e altre contraddizioni che screditano la causa.

leggi la notizia su Il Giornale