Russofobia, schermista ucraina squalifica per aver rifiutato di stringere la mano alla collega russa: il precedente con il tennis

da Il Secolo D’Italia – Dalla scherma arriva il giro di vite sui numerosi casi dello sport ( soprattutto il tennis) in cui mancano i principi della sportività fra atleti russi e ucraini. La schermitrice ucraina Olga Kharlan è stata squalificata per essersi rifiutata di salutare l’avversaria, la russa Anna Smirnova, al termine dell’incontro ai Mondiali di Scherma in corso a Milano.

Kharlan, che aveva vinto l’incontro e che vanta  quattro  medaglie olimpiche, si è accontentata di un saluto protocollare all’arbitro, e invece di stringere la mano alla russa, ha offerto la sciabola, un gesto comune al culmine della pandemia di Covid-19.

Di fronte al rifiuto di stretta di mano, Smirnova ha protestato e si è rifiutata di lasciare la pedana per quasi un’ora dopo la fine del match. La protesta della russa ha portato i giudici, un ora e mezzo dopo la fine della gara, a rivedere il video e a comminare la squalifica all’atleta ucraina per violazione dell’articolo 122 del codice di condotta della scherma internazionale, pur omologando il risultato della pedana. La squalifica di Kharlan potrebbe portare anche al ritiro dell’intera squadra dell’Ucraina dalla competizione a squadre, non avendo il numero minimo per poter gareggiare.

Non solo scherma: i precedenti nel tennis fra atleti di Mosca e Kiev

Tanti i precedenti di mancanza di fairplay tra atleti di Mosca e Kiev, o della Bielorussia, nel tennis. A giugno la tennista ucraina Svitolina, eliminata ai quarti di finale del Roland Garros per mano della bielorussa Sabalenka, aveva rifiutato di stringere la mano alla sua avversaria come gesto di protesta contro l’invasione russa in Ucraina appoggiata dalla Bielorussia. A maggio al Foro Italico, l’ucraino Krutykh aveva fatto la stessa cosa con il collega russo Shevcencko, mentre, sempre al Roland Garros, l’ucraina Kostyuk non aveva concesso il saluto finale alla bielorussa Sabalenka.

Da De Coubertin ai boicottaggi di Mosca e Los Angeles

Dalla enunciazione dei principi olimpici di De Coubertin lo sport ha attraversato fasi alterne nei rapporti conflittuali tra le diplomazie. Agli inizi degli anni settanta la partita di tennistavolo  tra Usa e Cina aprì una breccia nel muro tra i due colossi. Ma fu Mosca 80 a far registrare il rifiuto degli Stati Uniti, come ritorsione all’occupazione sovietica di Kabul di partecipare ai giochi. Rifiuto ricambiato ( insieme a tutti i Paesi del Patto di Varsavia) quattro anni dopo ai giochi di Los Angeles.

 

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