Rispunta Nanni Moretti con i soliti deliri: “Politici e giornalisti di destra rozzi e violenti”. Il radical chic che disprezza il proletariato

da Il Secolo D’Italia – Chi è Nanni Moretti? Di lui Mario Monicelli, che era un socialista ortodosso, disse che i suoi film sarebbero stati perlomeno visibili se solo “si fosse spostato davanti la camera”. In questo elzeviro nobile di uno dei geni del cinema italiano soccombe il narcisismo esasperato di Nanni , l’emblema stesso dell’amor proprio, raffigurato splendidamente a Palazzo Barberini dal Caravaggio.

Per Moretti “ il ceto politico e giornalistico della destra italiana” è rozzo. L’occasione è venuta dalla vicenda del centro sperimentale.

Passi per questa parentesi di autocelebrazione, che il ricco fondatore della Sacher utilizza a intermittenza ogni qual volta a governare è la destra, ma il tempo verbale e i sostantivi usati sul giornalismo di destra farebbero ridere anche il più compassato dei monaci tibetani.

Definire rozzo il giornalismo di destra è un’ ingiuria a quel novecento in cui Nanni è stato visibile a tratti. Qualche bel film e tanta, continua autoreferenzialità. Da “caro diario” in poi, tranne la bella eccezione de “La stanza del figlio” , solo manierismi vuoti.

Nanni Moretti e il disprezzo per il proletariato

Il suo cinema d’essai , tanto amato Oltrealpe, rischia di passare sotto l’epitaffio fantozziano della “cagata pazzesca “. È noioso, purulento, edittale, con la pretesa di essere pedagogico e di dettare le leggi della sinistra massimalista che sogna di vedere all’orizzonte . Ma Nanni non è Francesco Rosi, né Marco Bellocchio, né tantomeno un proletario operaista che anela una rivoluzione delle masse. È un elitario borghese, che apprezza il benessere economico, che darebbe le brioches di Maria Antonietta al “popolo affamato” e che considera beoti gli elettori. Dovrebbero essere le élites a decidere e se ciò avvenisse vincerebbe quella sinistra al cachemire che degnamente rappresenta. Come fa dire Brian De Palma ad Al Capone – De Niro, Nanni Moretti è solo “ chiacchiere e distintivo “. Un fulgido alfiere della supremazia culturale smarrita. In fondo, citando ancora Monicelli, un uomo triste. E chest’e’

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