RdC, la protesta a Napoli è un flop: sotto l’Inps solo un manipolo di scansafatiche guidati dai teppisti di Potere al Popolo

da Il Giornale – La famosa «bomba sociale» pronta a esplodere ha fatto cilecca. Nessun boato tra le strade di Napoli, nessun disordine. A sinistra più di uno sarà deluso ma i percettori del reddito di cittadinanza hanno deciso di disertare la piazza.

La tanto augurata guerra contro il governo guidato da Giorgia Meloni non c’è stata. Pochi quelli che hanno scelto di essere strumentalizzati. E così, alla manifestazione organizzata da Potere al Popolo fuori dagli uffici dell’Inps della città partenopea, i manifestanti si contano sulle dita delle mani (per essere buoni). Più giornalisti che urlatori; più telecamere che bandiere. Insomma, un vero flop.

«Il 30 settembre tutti a Roma per difendere la nostra dignità» recita un cartello mostrato con tanto orgoglio e poca rabbia da uno degli ormai ex percettori. Scusi, il 30 settembre, leggo bene? – chiediamo, convinti che si tratti di un errore di battitura – «Eh, a settembre c’è più gente disponibile a venire con noi!» ci risponde quasi meravigliato dalla domanda. D’altronde è estate anche per loro. Anche per i fannulloni. La stessa che si stanno godendo, magari sulla spiaggia di Posillipo, i pentastellati. Il capogruppo grillino a Napoli, Ciro Borriello, ha proposto una seduta del consiglio comunale sul tema del reddito di cittadinanza

In questi giorni? No, affatto. Solo al rientro della pausa estiva. «Ritengo che noi siamo chiamati con grande senso di responsabilità a dire qualcosa» ha dichiarato. Ma con calma, molta calma. D’altronde a soffiare sulle braci in questi giorni ci pensa Giuseppe Conte, Elly Schlein e compagni. «Succederà un macello, la miccia è già stata accesa» ci dice Gino, un manifestante. E quando gli facciamo notare che, però, la miccia non è partita e la gente non è stata contagiata dalla rivolta di strada risponde a tono: «Perché ancora non è stato sospeso proprio a tutti, qualcuno ha qualche soldo da parte ma può stare sicuro che tra qualche mese succederà il finimondo, perché c’è gente che non sa dove sbattere la testa».

Eppure, più di uno la testa sa bene dove «sbatterla» e ha già pianificato il proprio futuro. Un lavoro? Macché, meglio delinquere. Soldi facili, tanto quanto quelli che ogni mese venivano caricati (fino a ieri) sulla tessera di Stato. Sulla card gialla, per molti la moneta di scambio dell’avvocato Masaniello. «Vado a rubare, che devo fare? Dai, dimmi tu che devo fare». Cercare lavoro? (gli suggeriamo) «Ma alla mia età, a quarant’anni chi mi prende a lavorare? Nessuno mi fa un contratto a tempo indeterminato» ci dice Gennaro. Perché è così che ragionano, o tutto o niente. O un lavoro per sempre o, in alternativa, meglio la galera. L’importante è che sia sempre il governo a pagare: «Vado a Poggioreale (per chi non lo sapesse è un famoso carcere della provincia di Napoli, ndr) e mangio e bevo gratis, a spese dello Stato. Sono loro che ci stanno costringendo».

Dei corsi di formazione al lavoro e dei 350 euro mensili fruibili da settembre non ne vogliono proprio che sapere. «Io credo che Giorgia Meloni deve scappare» ci dice una donna pronta a partire (una volta passata l’estate) alla volta di Roma per manifestare tutto il suo dissenso. C’è di più, tra i manifestanti qualcuno si spinge oltre: «Questo Governo vuole che prendiamo le pistole!» Minacce che allarmano il Viminale che, però, a quanto pare può dormire sonni tranquilli. Almeno per ora. Perché si sa, la fame è brutta.

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