Nella Regione del PD la sanità in bancarotta: “Liste d’attesa lunghissime e i migranti vengono qui per le visite gratis”

Da Il Giornale – La rossa Emilia esulta, con Bonaccini in prima linea, per la chiusura del bilancio regionale ma a conti fatti sembrerebbe ci sia veramente poco da festeggiare. Punto critico, tra i tanti, è proprio quello che dovrebbe essere un pilastro e cioè la sanità.

Gli assessori Calvano – bilancio – e Donini – sanità -, entrambi targati Pd, hanno rassicurato che è tutto apposto. In realtà, però, il conto è in rosso e non si parla di spiccioli. Il bilancio del 2022 era già in deficit di addirittura 838 milioni di euro, motivo per cui sono stati stanziati 85 milioni del 2023 per sanare parte del debito che in totale, come ha confermato lo stesso Donini ammonta ora a 488 milioni di euro.

Ma c’è di più: se la sanità emiliana sta facendo acqua da tutte le parti, chi grava su questa situazione sono “le risorse” come le chiama la sinistra. Stiamo parlando dei migranti, o meglio tutti coloro che utilizzano la sanità italiana – in questo caso emiliana – a loro piacimento per poi tornare nei loro paesi.

Si tratta dei “pendolari sanitari” che nella rossa Emilia pullulano riempiendo ospedali e reparti. A raccontarcelo sono proprio i medici. Un dottore emiliano che lavora in ospedale e che preferisce rimanere anonimo per ovvi motivi, dichiara a IlGiornale.it : “Oggi ho visitato 2 italiani e 8 extracomunitari di cui 4 avevano esenzione per disoccupazione. Mi hanno fatto richiesta di molti esami ed accertamenti specialistici.

Dei 4 con esenzione c’era anche una madre – con figlio – che non spiccicava una parola di italiano. Era giunta da pochissimo dal Marocco ed era già stata ricoverata con una miriade di accertamenti da fare. La donna ripartirà per il suo paese tra pochi giorni ed è palesemente una pendolare della sanità”. “Ho dedotto che questo sia uno dei motivi per cui la sanità italiana è così indebitata”, conclude il medico.

La regione Emilia dichiara infatti, come si legge sul sito, che: “i nuovi cittadini arrivati da altre parti del mondo contribuiscono in modo determinante alla crescita demografica. La regione è impegnata a favorirne l’integrazione”. Un’integrazione che, secondo le leggi che regolamentano il servizio sanitario, dovrebbe riguardare cure ambulatoriali ed ospedaliere urgenti, o comunque essenziali per malattie e infortunio, tutela della gravidanza e della maternità, tutela della salute dei minori e vaccinazioni.

Insomma, coloro che sono irregolari sul nostro territorio hanno giustamente diritto all’assistenza sanitaria in modo emergenziale e “senza oneri a carico delle persone se prive di risorse economiche sufficienti” con l’obbligo di “dichiarare su apposito modulo le condizioni di indigenza”. Una dinamica però inesistente, visto che sembrerebbe trattarsi di uno “sfruttamento” della la nostra sanità per check up completi, interventi e controlli prima di tornare nei loro paesi.

Cosa che ci conferma anche un altro medico. “Verissimo, cose che capitano anche a me. Ho un paziente che ha fatto ricongiungimento familiare con il figlio. Prende 550 euro al mese senza aver mai versato un euro di contributi, è cardiopatico e ha fatto angioplastica. Fa i controlli due volte all’anno e appena terminati torna in Marocco per 6 mesi. Questa storia va avanti da 4 anni”.

“Se tutto dovesse essere confermato, e pare che lo sia, dobbiamo porci delle domande” racconta a IlGiornale.it il capogruppo di Forza Italia a Modena Piergiulio Giacobazzi. “In Emilia Romagna ci sono liste di attesa lunghissime per ogni tipo di esame con pazienti che attendono mesi e mesi per un controllo o un intervento e che nel contempo ci siano persone che fanno migliaia di chilometri per fare controlli o operazioni di routine, perché da noi sono gratuite a differenza dei loro paesi di origine, fa davvero pensare”, spiega il consigliere azzurro.

“Non stiamo parlando di situazioni rare o gravi, ma si parla di un vero e proprio turismo sanitario a spese dell’Italia, di persone che sfruttano il ricongiungimento familiare solo per i giorni necessari per il ricovero e poi vanno via”. “Ciò aiuta anche a capire come il bilancio della sanità in Emilia Romagna abbia rasentato i 400 milioni di debito nel recente passato”, conclude Giacobazzi.

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