Lotta all’immigrazione clandestina, in Libia e Tunisia qualcosa si muove: raffica di arresti e pioggia di droni sulle basi dei trafficanti

da InsideOver – Anche nel corso del recente vertice di Roma dedicato all’immigrazione e allo sviluppo dell’area mediorientale si è parlato, a proposito del flusso migratorio, dell’importanza di contrastare i trafficanti di esseri umani. Del resto, è proprio l’immigrazione irregolare a creare i maggiori grattacapi per chi deve gestire l’accoglienza e, soprattutto, i più gravi pericoli per i migranti che cadono nella rete dei gruppi criminali.

Negli ultimi anni il tema della lotta ai trafficanti è stato solo accennato. Soltanto di recente, lungo le due sponde del Mediterraneo, si è iniziato a fare maggior riferimento all’importanza di stanare le reti criminali. Quelle cioè organizzate a livello transnazionale e ramificate tanto nei Paesi di origine quanto in quelli di arrivo dei migranti.

Un clima politico mutato

In Europa negli ultimi mesi il discorso relativo ai trafficanti è stato sempre più al centro delle discussioni. A Bruxelles più volte, sia all’interno della commissione europea che del Consiglio Europeo, si è fatta strada l’idea che lottare contro le rete di trafficanti appaia oggi prioritario. Un discorso sostenuto anche da diversi governi europei, a partire da quello italiano. Nella presentazione del nuovo piano sulla gestione dei flussi migratori, Ursula Von Der Leyen ha fatto ampio riferimento alla lotta contro le reti criminali.

Quest’ultima rappresenta uno degli obiettivi dell’accordo concluso con la Tunisia la scorsa domenica, alla presenza della stessa Von Der Leyen, di Giorgia Meloni e del premier olandese Mark Rutte.

In poche parole, il clima politico è mutato. Se prima la lotta ai trafficanti veniva considerata marginale, adesso sta acquisendo sempre maggior importanza. E fa parte di una delle strategie della cosiddetta “dimensione esterna” della politiche europee sull’immigrazione. Controllare quanto accade dall’altra parte del Mediterraneo, vuol dire attuare azioni di contrasto contro i trafficanti. O comunque chiedere ai Paesi di origine dei flussi migratori di iniziare a premere contro i criminali.

Il caso libico

Il clima sta lentamente cambiando anche dall’altra parte del Mediterraneo. Diversi governi hanno avviato piani di contrasto ai trafficanti o almeno di contenimento delle reti criminali. Il primo esempio significativo arriva dalla Libia. Nei mesi scorsi il governo di Tripoli ha usato la forza contro i trafficanti impegnati nelle loro criminali attività a ovest della capitale. Il premier Abdul Hamid Ddeibah ha impiegato anche i droni girati dai turchi per bersagliare le basi dei contrabbandieri. Il piano del capo del governo libico non è esclusivamente rivolto ai trafficanti di esseri umani.

Al contrario, si tratta della volontà di Tripoli di mostrare la propria presa su territori da anni dominati dalle milizie locali e in cui ogni istituzione statale di fatto è tagliata fuori. Ddeibah, colpendo i trafficanti e i contrabbandieri di droga, ha quindi voluto lanciare un segnale importante ai propri avversari e a tutti i capi milizia della Tripolitania. Ad ogni modo, a prescindere dalle intenzioni del premier libico, occorre sottolineare come per la prima volta in Libia siano stati colpiti e distrutti nascondigli di trafficanti, fabbriche di barconi e magazzini in cui vengono custoditi i mezzi per effettuare le traversate.

L’ultimo arresto eccellente, così come sottolineato su AgenziaNova, riguarda Abdo al Kabo, giovane miliziano accusato di essere un potente trafficante di droga e impegnato anche nella criminale tratta di esseri umani. Il suo è soltanto l’ultimo di una serie di nomi eccellenti coinvolti in arresti e operazioni da parte delle autorità di Tripoli.

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