«La vagina “chirurgica” causa dolori indicibili»: trans pentito chiede l’eutanasia di Stato, l’orrore gender in Canada

Da Il Primato Nazionale – Roma, 1 ago — L’ennesima notizia che sembra uscita dal più perverso incubo distopico non poteva arrivare che dal Canada, in questo caso coniugando gli orrori in stile «dottor Frankenstein» delle chirurgie di transizione di genere alle atrocità del Maid, il programma di assistenza medica sovvenzionata dallo Stato per chi decide di volersi togliere la vita:

protagonista della vicenda è Lois Cardinal, un trans residente nella riserva indiana di St.Paul, Alberta, che si è visto rifiutare dal Ssn canadese una richiesta di eutanasia dovuta agli atroci dolori causati dalla propria vagina artificiale, creata chirurgicamente in un intervento di riassegnazione di genere.

Trans pentito chiede eutanasia allo Stato

La settimana scorsa Cardinal aveva pubblicato sui propri canali social le cartelle cliniche della richiesta — respinta — di suicidio assistito, allo scopo di rendere pubbliche le terrificanti incoerenze dell’ultraliberale sistema sanitario implementato dal governo Trudeau, uno dei più permissivi al mondo sia per l’eutanasia che per la cosiddetta «affermazione di genere».

«Vivo una condizione di costante disagio e sofferenza fisica», ha confidato il trans 35enne a DailyMail.com. «Il dolore quotidiano è diventato un fardello psicologico troppo pesante. Se non sono in grado di accedere a cure mediche adeguate, non voglio più vivere».

Un intervento rischioso

Cardinal, un maschio adulto affetto da disforia di genere, si era sottoposto a un intervento di vaginoplastica nel 2009. L’operazione, lungi dal donare al 35enne quella serenità e quell’accettazione di sé che inseguiva da tutta la vita, si è rivelata essere — come accade più spesso di quanto si immagini — un’autentica anticamera dell’inferno: la neo-vagina, come viene chiamata in ambito chirurgico, ha sviluppato severe, dolorosissime complicazioni che si protraggono quotidianamente da 14 anni.

L’intervento prevede l’inversione del pene e dello scroto in una sorta di cavità che simula la forma di una vagina.  Secondo un recente studio dell’Università della Florida, la maggior parte degli operati proverà dolori per tutto il resto della vita, sofferenza durante i rapporti e difficoltà nella minzione. Inoltre, i trans sottoposti alla procedura sono condannati a dilatare regolarmente la propria cavità vita natural durante per evitare che questa si richiuda.

Strazio quotidiano

Nel caso di Cardinal, (ma non si tratta di un unicum, anzi) lo strazio fisico ha raggiunto tali livelli da spingere il 35enne a fare richiesta formale per il Maid, l’eutanasia statale canadese. Richiesta che è stata respinta al mittente perché, stando ai medici, esistono alcuni trattamenti che potrebbero alleviare il problema specifico del trans in questione. «Sulla base delle attuali informazioni cliniche [il paziente] non soddisfa gli attuali criteri MAiD», ha scritto il medico incaricato di effettuare la valutazione di idoneità alla pratica.

Cardinal potrebbe essere «rivalutato» per il MAiD in futuro se vi fosse un «cambiamento nello stato clinico». Ma il 35enne fa sapere che «non sto migliorando e non sto ricevendo cure mediche».  Il sogno di una vita che si è evoluto — come sovente accade per le persone trans accecate dal canto delle sirene della propaganda — nella medicalizzazione perpetua e in un desiderio di morte.

Cristina Gauri

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