“In Italia si vive male, io odio l’Italia”: così i negozianti egiziani “integrati” che hanno decapitato e mutilato il 19enne Mahmoud

da Il Giornale – Avrebbero affermato di odiare l’Italia, lasciando poi presagire l’intenzione di abbandonare il Paese a seguito del ritrovamento del cadavere. Non immaginavano però di essere intercettati dalle forze dell’ordine.

E anche sulla base di questi indizi, il quadro dei due cittadini egiziani accusati dell’omicidio del giovane barbiere Mahmoud Abdalla sembra complicarsi ulteriormente. Stando a quanto riportato dal sito GenovaToday, il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Genova ha deciso di convalidare l’arresto di entrambi i cittadini extracomunitari, soprannominati Tito e Bob, anche per il timore che potessero dileguarsi.

“Entrambi intercettati durante le indagini, parlavano del fatto che non si vive più bene in Italia (“La odio l’Italia”) – si legge nell’ordinanza del gip – frasi che ne lasciavano preludere un immediato allontanamento”.

Tito e Bob gestivano di fatto due barberie situate a Chiavari e Sestri Ponente (alla luce della momentanea assenza del titolare). Il diciannovenne Mahmoud denunciò tuttavia la situazione di sfruttamento che vigeva a suo dire all’interno delle suddette attività commerciali: lui stesso non aveva a quanto pare un vero e proprio contratto, nonostante le rassicurazioni dei datori di lavoro.

E secondo l’accusa, furono proprio le rivendicazioni del ragazzo a costargli la vita: Abdalla sarebbe quindi stato ucciso, decapitato e gettato in mare. E sempre secondo il gip, dopo aver commesso il delito, i presunti assassini uscirono per divertirsi. Come se niente fosse. “La mutilazione del giovane appare pianificata a priori ed era volta o ad impedirne la identificazione o per punirlo in modo ulteriore di qualche sgarro ad una sorta di codice d’onore – prosegue l’ordinanza – dopo l’omicidio, i due indagati sono stati nel loro negozio e sono usciti nella notte per motivi di svago. Elemento che smentisce in modo certo che uno dei due avesse agito sotto minaccia o in preda al panico, atteso l’atteggiamento leggero e privo di pensieri assunto poco dopo”.

Secondo la procura, Tito e Bob sarebbero inoltre “soggetti dall’indole irosa e vendicativa, propensi all’uso della violenza gratuita, a cui ricorrono per risolvere le controversie personali. L’indole violenta è comprovata anche dallo scempio del cadavere, mutilato a mo’ di ulteriore sfregio e monito”. Le indagini stanno ad ogni modo proseguendo e a breve potrebbero esserci ulteriori sviluppi. I due arrestati sono accusati di omicidio volontario aggravato dai futili motivi e di soppressione di cadavere, ma presto potrebbe aggiungersi l’aggravante della premeditazione. Con le aggravanti, non potrebbero richiedere il processo con rito abbreviato. E rischierebbero quindi l’ergastolo.

Leggi la notizia su Il Giornale