Il sindaco del Partito Democratico beccato con la cocaina? I dem senza vergognna: “Bravo!”

Da Libero Quotidiano – Fino a ieri sera il conto era fermo a tredici. Tredici esponenti dell’attuale maggioranza dei quali negli ultimi otto mesi (…) il Partito Democratico e i suoi derivati hanno chiesto immediate dimissioni. Dimissioni pretese spesso per una frase fuori posto o un’intervista sgradita.

È il caso di Ignazio La Russa e le sue parole su via Rasella. È il caso anche del ministro Giuseppe Valditara, che si era permesso di criticare la lettera di una preside “partigiana” di Firenze. Di Sgarbi non discutiamo neanche: in pratica chiedevano la sua testa già al toto-ministri.

Mettiamo nel mucchio anche il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato, finito sulla graticola per essersi espresso male mentre in tv parlava di Covid. Gli avevano detto: «Sei un no-vax, vattene». E lui aveva risposto: «Ci sono decine di mie dichiarazioni pro-vaccini».

Niente da fare. I Dem non fanno sconti. Resta solo una domanda aperta: ma per l’inflessibile Pd anche dichiarare ufficialmente di avere problemi con la cocaina vale una richiesta di dimissioni? No, pare proprio di no.

LA STORIA

Parliamo del caso di Samuele Lippi, sindaco di Cecina di cui Libero ha raccontato ieri la storia. Nota bene: non stiamo trattando di indagini in corso né di voci in procura. Il primo cittadino è stato fermato per un controllo e nella sua auto è stata trovata della droga. Quando la notizia è trapelata, Lippi ha capito che non c’era modo di arrabattare una difesa.

Così ha vuotato il sacco e ha pure scritto un post su Facebook per scusarsi: «Sono inciampato ma voglio rialzarmi e con coraggio ho deciso di intraprendere un percorso che mi permetta di prendermi cura di me (…) chiedo a tutti rispetto per questi fatti personali». Fatti personali. Rispetto e nessuno azzardi brutti giochi di parole. Dopo le scuse si è dimesso?

Mano, figuriamoci, i Democratici ci hanno messo poche ore a elaborare il lutto e perdonare tutto. Ieri il partito di Elly Schlein (il cui primo atto da segretaria fu, guarda caso, chiedere le dimissioni di un ministro di questo governo) ha scritto una lunga nota. «Il Pd di Cecina» si legge «è umanamente vicino a Samuele Lippi in questo momento di difficoltà personale. Conferma l’apprezzamento e il sostegno per l’azione amministrativa svolta dalla giunta Lippi in questi nove anni e per gli obiettivi raggiunti».

E tra questi ci permettiamo di aggiungere il fatto di essere riuscito a non farsi beccare finora con la “bamba”, come la chiamano nei vicoli. «A tutela della sua salute, dell’istituzione che rappresenta», continua la nota, «del lavoro fatto fino ad e quello fondamentale ancora da concludere nei prossimi mesi, il Pd apprezza che il sindaco Lippi abbia deciso di dedicarsi al suo percorso di cura e recupero».

Insomma, lo hanno pure ringraziato per quanto fatto, lasciandogli «tutto il tempo necessario per affrontare al meglio questa nuova sfida, nell’interesse suo, della sua famiglia e dei suoi cari». Una nuova sfida politica, quella con la boliviana. Con tanta comprensione. Quella stessa comprensione che era decisamente mancata con Luca Morisi, ma questa è un’altra storia.

LA BAMBA

Lippi resta in carica, con un trucchetto: ha scritto al prefetto per denunciare un “impedimento temporaneo”. Praticamente si è messo in malattia. Una condizione nella quale resterà fino a quando riterrà di essere guarito. Così lui resta sindaco e in base alla legge dovrebbe continuare a percepire lo stipendio. E la giunta va avanti a lavorare come prima.

Al contrario, in caso di dimissioni la legge prevede che Consiglio e assessori decadano. E chi ha voglia di andare a casa per una “modica quantità di cocaina”, come scrivevano ieri le agenzie. È anche un serio problema politico: se dovessero perdere tutti la poltrona, chi resterebbe a presidiare il Comune a chiedere dimissioni a caso?

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