Il radical chic Gassman sposa la causa degli eco-terroristi: “I negazionisti? Colpa dei social e della narrazione politica”

da Il Giornale – Alessandro Gassmann su Twitter è uno dei profili di riferimento per l’ambientalismo un tanto al chilo. Non è un esperto, non dice nemmeno di esserlo, come tanti si interessa al tema ma, a differenza di altri, il suo cognome gli permette di avere una certa eco mediatica che gli garantisce quel tanto di visibilità necessaria per essere considerato un portavoce credibile del movimento.

Chi studia da tempo questo fenomeno non è rimasto particolarmente stupito: molti scienziati, anche premi Nobel, ci avvertono da tempo. Ma purtroppo nel nostro Paese c’è molta disinformazione sul tema“, dice a La Stampa nel corso di un’intervista incentrata sul cambiamento climatico.

Secondo l’attore, figlio del grandissimo Vittorio Gassman, l’Italia è uno dei Paesi in cui c’è maggiore disinformazione sul tema. Non esiste la possibilità di avere un pensiero differente, perché viene bollata come disinformazione, non solo da parte di Alessandro Gassman ma da tutti quelli, a partire dagli attivisti di Ultima generazione e passando per i seguaci di Greta Thunberg, secondo i quali debba esistere il pensiero unico climatico. “Qui ogni giorno assistiamo a dichiarazioni pressappochiste ed erronee della politica: non capisco se le dicano per interesse o per ignoranza“, prosegue l’attore nelle sue dichiarazioni a La Stampa.

Davanti alla proposta di Angelo Bonelli, portavoce dei Verdi, di istituire il reato di negazionismo climatico, in un Paese normale che si professa democratico ci si sarebbe dovuti indignare per questa forma di limitazione alla libertà di pensiero. L’Italia, invece, è quel Paese in cui non solo si apre la discussione ma chi non si unisce al coro degli eco-ansiosi viene bollato come “negazionista”, che fa il giornalista che de La Stampa che all’attore pone questa domanda: “Che impressione le fanno i negazionisti del cambiamento climatico?“.

Ovviamente, Gassman non sindaca sulla terminologia utilizzata, sulla quale lui evidentemente concorda, ma anzi rilancia: “Io credo che c’entrino i social: dove l’opinione del premio Nobel conta come quella dell’ultimo arrivato che magari ha più follower. Informarsi è complesso, serve tempo, bisogna approfondire. E poi c’è la responsabilità di una certa narrazione politica e di alcuni giornalisti di reti importanti“. Siamo entrati in un’era in cui la libertà di pensiero non sembra più essere un diritto se non è allineata con il pensiero prevalente delle correnti politicamente schierate a sinistra, perché si diventa automaticamente “negazionisti”.

Gassmann si accoda a quanti hanno dato contro ad Andrea Giambruno, compagno del premier, per le sue dichiarazioni e punta il dito contro Vittorio Sgarbi che si oppone alla deturpazione del territorio con le pale eoliche in quei punti meritevoli di tutela, che per l’Italia rappresentano un patrimonio. Patrimonio che gli ambientalisti, paradossalmente, vogliono distruggere. Ammette di provare simpatia per gli attivisti di Ultima generazione e che gli sarebbe piaciuto essere uno di loro se avesse avuto 20 anni, “ma sconsiglio di usare la vernice sui monumenti, perché è controproducente. Rischiano di passare per ragazzi viziati che pensano di poter fare quel che vogliono, e non se lo meritano. Perché invece hanno ragione“.

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