Gli eco-terroristi di Ultima Generazione tornano ad imbrattare il monumento in piazza Duomo: il PD rifiuta di costituirsi parte civile, è complice

da Il Giornale – Lo scorso 9 marzo, un gruppo di attivisti di Ultima generazione ha imbrattato e vandalizzato la statua equestre di Vittorio Emanuele II, uno dei simboli di Milano, che dal 1896 è parte integrante dell’architettura di piazza del Duomo. Con la vernice gialla, gli eco-gretini hanno spruzzato il basamento in marmo e parte della scultura bronzea.

Un’azione come tante sono state condotte nel nostro Paese e come pochi mesi prima era stato fatto davanti alla Borsa di Milano, quando gli stessi imbrattarono la scultura di Cattelan. Peccato che tutte le altre volte sia stato sufficiente inviare una squadra per le pulizie, che in poche ore ripuliva tutto.

Lo stesso non si è potuto fare con il monumento a Vittorio Emanuele II, macchiato in modo indelebile. Per quasi 4 mesi, la statua è rimasta sfregiata finché il 29 giugno non sono iniziati i lavori di restauro, finanziati da un privato, che hanno un costo di centinaia di migliaia di euro. Non paghi, da Ultima generazione hanno deciso di imbrattare anche il telo che ricopre la scultura, con nuovi danni al basamento marmoreo.

“Proprio ieri abbiamo discusso e votato un ordine del giorno che chiedeva alla maggioranza al Comune di Milano di costituirsi parte civile contro questi vandali, questi delinquenti di Ultima generazione, e la maggioranza ha bocciato l’ordine del giorno dicendo inizialmente che non sapevano se c’erano i presupposti”, ha dichiarato Samuele Piscina, segretario cittadino della Lega e consigliere comunale di Milano.

In merito all’attacco degli attivisti, Piscina mette in evidenza che “è l’ennesimo danno che viene fatto a da parte di questo gruppo di delinquenti disadattati, è l’ennesima prova che bisogna prendere delle contromisure che siano efficienti“. Fortunatamente, spiega il segretario cittadino, “esiste un reato chiaro definito contro chi deturpa i nostri monumenti all’interno del patrimonio artistico, non solo cittadino. Ma anche italiano la speranza che i costi anche di là sostituzione del dei teloni del cantiere non ricada sui cittadini“. Quindi, Piscina auspica che il Comune “dimostri non essere dalla parte dei delinquenti ma dalla parte dei cittadini, costituendosi parte civile e di conseguenza facendo pagare i danni ne caso in cui la sentenza fosse favorevole“.

Le domande davanti a queste azioni sono tante. La vernice usata per imbrattare il monumento era lavabile, che non vuol dire che può eliminata con un lavaggio, come erroneamente dicono gli eco-vandali quando parlano delle loro azioni. Vuol dire che può essere lavata, ossia che resiste all’acqua. Quella che intendono loro è la vernice idrosolubile, ossia che si scioglie in acqua. Al di là di questo tecnicismo, a seguito del secondo intervento vandalico contro la statua, quando questa è stata coperta ed è oggetto di restauro, la domanda che ci si pone è se dietro l’azione dello scorso maggio non ci fosse realmente l’intenzione di lasciare un segno indelebile sul monumento. Non appena la statua è stata “impacchettata” per effettuare i lavori, Ultima generazione è tornata a colpire, sporcando il telo che ricopre le impalcature e, quindi, lasciando un ulteriore macchia in uno dei luoghi più visitati di Milano.

Stavolta, l’intervento delle forze dell’ordine in borghese è stato tempestivo: in pochi istanti hanno trascinato via i partecipanti, dopo aver tirato una ragazza per i pantaloni e ammanettato un giovane con i polsi dietro la schiena. La nota susseguente questo ennesimo tentativo di scempio alla città conferma l’intenzione di voler lasciare un segno indelebile su un monumento: “Il gesto vuole denunciare l’ipocrisia dei politici, la cui priorità è ripulire una statua per far tornare tutto come prima e nascondere la propria inettitudine“. Quindi, proseguono: “Invece di ammettere la verità, se ne cancella ogni traccia. Così torniamo a imbrattare il telo perché un telo non può coprire i crimini del governo“. Niente di nuovo in questa nota, che ripete sempre la stessa solfa imparata a memoria, dalla quale gi attivisti non si distaccano perché incapaci di argomentare. Le sei persone che hanno partecipato alla vandalizzazione sono state denunciate dagli agenti della Digos per danneggiamento e resistenza a pubblico ufficiale.

Leggi la notizia su Il Giornale