Finalmente si riparla di “blocco navale”, Cirielli: “Lo farà la Tunisia con gli aiuti militari. Sarà un modello da esportare”

ANSA/GIUSEPPE LAMI

da Il Secolo D’Italia – Il 16 luglio si è firmato un accordo tra l’Unione europea e la Tunisia, alla presenza di Giorgia Meloni, che prevede sostegno finanziario dall’Ue e meno ostacoli ai rimpatri di tunisini entrati non regolarmente in Europa e adesso “vogliamo estendere il modello Tunisia ad altri Paesi”: Lo dice il viceministro degli Esteri Edmondo Cirielli, in un’intervista al Corriere della Sera. Un’intervista che arriva nell’imminenza della Conferenza internazionale sulle migrazioni, in programma alla Farnesina.

“Se occorre daremo anche un aiuto militare a Tunisi”

Giorgia Meloni “ha chiarito sempre che il blocco navale non poteva essere unilaterale, bensì da attuare con gli Stati rivieraschi contro gli scafisti – spiega il viceministro, commentando proposte espresse in passato dalla leader di Fratelli d’Italia -. Ciò che faremo è che la Guardia costiera tunisina o anche libica, in caso e a richiesta con l’aiuto dell’Italia o dell’agenzia europea Frontex, bloccherà le partenze illegali. Nella sostanza non è cambiato nulla”.

Cirielli: “Vogliamo estendere il modello Tunisia”

L’Italia adesso “è un Paese non succube di altre politiche e che queste nazioni giovani ritengono un interlocutore affidabile”. Il blocco navale, dice Cirielli, “lo faremo perché sarà la Tunisia a farlo. Come la “destra sociale”, penso che il diritto a emigrare esiste, ma bisogna migrare in modo legale. In Tunisia si impegnano a farlo da soli, il blocco navale.” Adesso “non chiedono aiuto, se non finanziario, ma se dovessero chiedere un aiuto militare noi siamo pronti”. La Tunisia “ha una situazione economica molto difficile e oltre un milione di profughi. Non ha la tradizione democratica e statale adeguata all’accoglienza”. I Paesi africani “devono avere i loro tempi, ma se li abbandoniamo, falliscono e diventano amici dei russi, non sarà meglio”. Come detto ai partner europei, “non vogliamo agire da soli in Africa – sottolinea – ma insieme a Europa e Onu”.

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