Dall’atletica ai concorsi di bellezza: il piano criminale della sinistra woke è cancellare la bellezza delle donne

da Il Giornale – Non ci sono più le donne di una volta. O forse – leggendo l’ultima proposta dei radicali, secondo i quali sarebbe meglio usare i termini “persona gestante” al posto di donna, in quanto quest’ultima parola discriminerebbe i trans – le donne non ci sono proprio più. Sparite. Chi è, infatti, una donna? Al giorno d’oggi rispondere a questa domanda non è affatto facile. Anche perché spesso alcune donne che sono considerate tali sono, di fatto, degli uomini. A discapito delle donne vere, quelle dotate di cromosomi XX.

Alcuni esempi. Il tribunale di Trapani ha riconosciuto come donna, almeno all’anagrafe, un uomo nato 53 anni fa. Si fa chiamare Emanuela, ha ancora i genitali e le sembianze di un uomo (tanto che Repubblica, pubblicando una sua foto, ha dovuto specificare che si trattava della figura posizionata a sinistra, quella a destra era invece l’avvocato). Altro giro altra corsa. Recentemente, alle paraolimpiadi ha ottenuto un ottimo risultato la trans Valentina Petrillo.

Ha praticamente sbaragliato la concorrenza femminile per un unico motivo: gli uomini sono fisicamente più forti e, quindi, sono avvantaggiati nelle competizioni sportive. È il motivo per cui l’Uci (l’Unione ciclistica internazionale) ha deciso che le atlete trans non potranno partecipare agli eventi femminili in quanto “allo stato attuale delle conoscenze scientifiche, è anche impossibile escludere la possibilità che fattori biomeccanici come la forma e la disposizione delle ossa degli arti possano costituire un vantaggio duraturo per le cicliste che hanno fatto la transizione di genere”. Per questo, le trans competiranno nella categoria men/open, dove “open” indica un grande contenitore nel quale potranno partecipare tutti coloro che non sono donne. Ovvero le trans.

E pure Miss Italia, il concorso di bellezza femminile più famoso del nostro Paese, ha dovuto prendere posizione sulla presenza di trans sulla passerella, dopo che in Olanda è stata premiata Rikkie Kollé, concorrente nata uomo e ora, dopo aver subito un’operazione, viene considerata donna. Patrizia Mirigliani, patron dell’iniziativa, ha dovuto infatti dire: “Nel mio regolamento, al momento, non ho ancora aperto alle transgender, poiché ritengo che debbano essere nate donne. Quindi, finché andrà avanti il mio regolamento sarà così. E per ora non ritengo di cambiarlo”. Apriti cielo. Subito l’hanno accusata di discriminazione e, ovviamente, di non essere al passo dei tempi (ma la verità è tale perché non cambia nel tempo).

La bellezza femminile è unica. E non c’è operazione che tenga. Anche perché spesso, come è accaduto in Olanda, la premiazione di una trans è dovuta non tanto alla sua oggettiva bellezza quanto a motivazioni politiche. Dopo aver eliminato l’uomo, con le sue qualità di forza e coraggio (oggi è premiato il modello sensibile e un po’ effemminato), ora stanno provando a cancellare pure le donne, la forza che ha mosso il mondo. Perché alla fine, qualsiasi cosa gli uomini abbiano fatto di buono su questa terra lo hanno fatto per conquistare una donna. Pensate alla cavalleria, la più alta forma di umanità che la Storia abbia visto. Una donna si concedeva (un fazzoletto, per iniziare) solamente se l’uomo che la desiderava combatteva almeno tre volte in un torneo. Doveva rischiare la vita per iniziare ad avere uno scambio di parole con lei. Doveva essere cortese, leale, forte e coraggioso. Altrimenti niente. Non è solamente una questione di trans che si sentono donne. Ma di cultura. Di ieri e, si spera, anche di domani.

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