Da Zingaretti, Boccia a Landini, quando PD e Cgil attaccavano il RdC: “Una pagliacciata”. Ora difendono il “voto di scambio” M5S

da Il Giornale – Sull’abolizione del reddito di cittadinanza la sinistra interpreta la parte della smemorata. Partito Democratico e Cgil, in particolare, difendono a spada tratta i 169mila percettori che si sono visti togliere un paio di giorni il sussidio istituito dal Movimento Cinque Stelle.

Ma se i grillini – essendo gli artefici di quel discusso provvedimento – possono legittimamente esercitare anche adesso la propria protesta contro il governo, di certo Elly Schlein e Maurizio Landini dovrebbero quantomeno provare una forma di imbarazzo in questa contestazione, viste le posizioni espresse in passato sul tema dai soggetti politici che i due dirigono.

L’altra sera la segretaria del Pd, ospite di «In Onda» su La7, ha dichiarato che l’sms inviato dall’Inps per comunicare la sospensione del reddito di cittadinanza fosse a un «livello di cinismo che ricorda i licenziamenti collettivi fatti via sms dalle aziende, ma stavolta è lo Stato che lascia senza prospettiva le famiglie». Giusto per soddisfare una propria mera curiosità, Schlein dovrebbe provare a chiedere ad alcuni suoi attuali fedelissimi se anche loro, tra la fine del 2018 e l’inizio del 2019, fossero preoccupati di lasciare «senza prospettiva» migliaia di famiglie.

Perché – per esempio – c’era Francesco Boccia, ora capogruppo dem alla Camera scelto dalla nuova segretaria, che nel novembre 2018 parlava di un reddito di cittadinanza come «una grande sciocchezza: aumenterà solo il lavoro nero. In Campania ho incontrato cittadini che stanno per divorziare al fine di avere diritto all’assegno.

Il tema vero è come creare nuovo lavoro e come aiutare chi lo ha perso a ritrovarlo». Non era da meno Antonio Misiani, oggi responsabile economico della segreteria Democratica: «Il reddito di cittadinanza penalizza le famiglie con disabili e anche quelle numerose, dove è maggiore il tasso di povertà».

Nicola Zingaretti, fresco di nomina alla presidenza della Fondazione Pd, aveva poi le idee chiarissime nel febbraio 2019, quando era in piena campagna elettorale per diventare il nuovo leader del Nazareno: «Bisogna investire per creare lavoro vero, altrimenti il reddito di cittadinanza diventa reddito di sudditanza». Questo perché «fare il reddito di cittadinanza senza investire sul lavoro è una vergogna che pagheremo tutti». Anzi, l’ex presidente della Regione Lazio aveva direttamente etichettato il rdc come una «pagliacciata».

E la Cgil? I sindacati indissero una manifestazione nazionale apposta a Roma per contestare le politiche economiche del governo Conte 1. Il 9 febbraio 2019, in piazza San Giovanni, Landini martellava Giuseppi: «Il reddito di cittadinanza è un ibrido che mescola la lotta alla povertà con le politiche per il lavoro. Il rischio è che non ne affrontino bene né l’una né l’altra, perché la povertà si combatte dando lavoro». Insomma: «Il lavoro lo crei facendo gli investimenti pubblici e questo governo (quello dei Cinque Stelle, ndr) li ha tagliati. Stanno sbagliando e, così facendo, vanno a sbattere». Sui navigator voluti da Di Maio, Landini ironizzava: «Un capolavoro di intelligenza». Ora, però, lo stesso sindacato attacca l’esecutivo per una scelta politica che era ampiamente presente nel programma del centrodestra già un anno fa. Venerdì il segretario generale Cgil Napoli e Campania, Nicola Ricci, si era chiesto: «Cosa significa l’occupabilità per queste persone? Che con la sospensione del reddito si trova lavoro? Questo è il modello sociale che il governo mette in campo, fatto di propaganda e non di soluzioni». E dire che, pochi anni fa, la Cgil era perfettamente d’accordo con la Meloni.

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