A proposito di “integrazione”: Salerno, marocchina massacrata a calci e pugni dalla famiglia perché veste all’occidentale

da Il Giornale – Amina si era diplomata al liceo scientifico con il massimo dei voti, voleva studiare medicina e vestirsi “all’occidentale”, cioè come le ragazze della sua età in Italia dove è nata e cresciuta. Ma è dovuta fuggire dalla sua famiglia d’origine che la maltrattava – colpendola anche con calci e pugni – rimproverandole di avere tradito la sua “cultura” e di avere “portato disonore”.

La sorella, in particolare, l’avrebbe vessata dopo avere scoperto che era fidanzata. Ora il sindaco di Castelnuovo CilentoEros Lamaida, ha fatto sapere che è in corso una inchiesta della Procura di Vallo della Lucania con l’ipotesi di maltrattamenti per la 18enne marocchina vessata che ha lanciato una raccolta fondi per iscriversi all’università. Sempre il primo cittadino ha fatto sapere che sul caso sono al lavoro i carabinieri.

“Siamo a disposizione della ragazza per qualsiasi cosa dovesse avere bisogno – le parole del sindaco al Giornale.it – i fatti vanno sicuramente accertati ma appaiono gravissimi”. Lamaida, che aveva da poco conferito la cittadinanza italiana alla giovane regalandole – come si fa in questi casi – una copia della Costituzione italiana – si è detto “colpito e amareggiato, nonché sinceramente dispiaciuto per la ragazza”. Il primo cittadino l’ha descritta come “una ragazza solare, che appariva serena. Conoscevo il padre, mancato 8 anni fa, era una persona molto perbene”

Amina, che viveva in una casa popolare a Velina, frazione di Castelnuovo Cilento, fa perdere le proprie tracce lo scorso 26 giugno, dopo la prova orale degli esami di maturità, al Liceo scientifico Leonardo Da Vinci di Vallo della Lucania in provincia di Salerno. Il fratello dà l’allarme dopo che, aiutata dai servizi sociali, la giovane non rientra più a casa. In una lettera pubblicata sulla piattaforma di crowdfunding GoFundMe, spiega i motivi del suo allontamento e cioè continue offese, minacce e vessazioni da parte della famiglia. Il tutto sarebbe nato dopo che la scoperta in casa della sua relazione sentimentale con un giovane del posto, tre mesi prima. A quel punto i familiari avrebbero iniziato a tenerla costantemente sotto stretta sorveglianza: le avrebbero anche sequestrato il telefono sequestrato, senza più la possibilità di andare a buttare la spazzatura da sola.

Le parole della giovane raccontano un contesto desolante. “Appena tornata a casa ho provato una paura indescrivibile. Incrociavo solo sguardi d’odio, di delusione e di rabbia. Iniziarono le urla che riuscirono a lacerare qualcosa di più del silenzio. Mia sorella ha iniziato a picchiarmi in faccia e a tirarmi per i capelli portandomi a terra”. Da lì l’allontamento dalla casa della famiglia: “I servizi sociali mi hanno portata in una struttura che accoglie vittime di violenza – si legge nella lettera – ma non mi sono ambientata, così vivo da sola”. Gli inquirenti sono ora al lavoro per accertare gli episodi raccontati dalla ragazza e le eventuali responsabilità dei familiari.

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